Il sito di BananaNews -Borsa, economia, finanza, umorismo, politica, attualità, frizzi e lazzi dall' autore di tanti articoli su "Il barbiere della sera"-
Interrompo il lungo silenzio (come bananews) per segnalare la notizia, davvero devastante, che le perdite di Soc Generale, il colosso bancario francese, ammonterebbero a 50 miliardi di euro. Perdite imputate ad un suo dipendente che avrebbe, entrando nel sistema informativo della banca, compiuto operazioni sui derivati tali da provocare una simile catastrofe. E' possibile, è possibile che una tale perdita, che potrebbe avere effetti devastanti sull' intero sistema finanziario, possa essere stata provocata da una sola persona? La ricostruzione fatta è la seguente : le banche, quando operano sui derivati, sono solite effettuare operazioni di segno opposto, e cioè "ricoprirsi". In pratica, se acquistano opzioni call, acquistano anche opzioni put. Quindi se il mercato azionario cresce, guadagnano con i call, se il mercato scende, guadagnano con i put. Ma, se sono operazioni di segno opposto, come guadagnano le banche? Con gli arbitraggi, e cioè andando a pescare tra le differenze "differenziali" tra i call e i put. Naturalmente, potrebbero anche perdere qualora non si indirizzassero verso una tendenza del mercato che ritengono più probabile. Ma sarebbero perdite non ingentissime. E dunque, torniamo alla perdita di 50 milioni di euro. Come sarebbe stata possibile, secondo una prima ricostruzione? Con il fatto che il fantasioso impiegato della Soc. Generale, riuscendo ad entrare in un' area di operatività a lui inibita, avrebbe scommesso solo su un rialzo di Borsa, non bilanciandosi con operazioni put. Cioè, avrebbe ingannato il sistema informativo della banca inserendo delle operazioni false di acquisto di put. In soldoni, le sue scommesse sarebbero state del tutto sbilanciate verso un rialzo degli indici di Borsa. E più perdeva, perché il mercato scendeva, più, con progressioni geometriche, scommetteva sul rialzo rinunciando ad ogni bilanciamento. Ciò, per l' effetto leva dei derivati (forse con operazioni sul Fib), provocava effetti devastanti sui conti dell' Istituto.
Sarà vero, non sarà vero che una falla del sistema informatico e le iniziative di un impiegato follemente disturbato possano aver prodotto un tale risultato? Non lo so, ma mi aspetto conseguenze devastanti sui titoli bancari e, forse, se il tutto non sarà ridimensionato, sul mondo finanziario, e, quindi, sull' economia, poiché ormai si vive nell' epoca della finaziarizzazione dell' economia. Unica consolazione : nella vicenda ci possono essere anche elenti comico-grotteschi che potrò spiegare se a qualcuno interessano.
Sarà pure il mercato, sarà quel che sarà, ma alla fine della grande privatizzazione della più grande azienda di telecomunicazioni, non si parla più italiano. La telecom è passata di mano. Dalla targa "Olimpia" è passata alla targa "Telco", società in cui Telefonica ha la maggioranza. E' il mercato, bellezza. Ma siamo sicuri che il mercato è una bellezza? Finita l' avventura di Colaninno, finita l' avventura di Tronchetti Provera, inizia l' avventura spagnola. Senza nessun rimpianto per i due precedenti avventurieri, ma con un po' di rimpianto per quello che poteva essere la telecom.
Riforma del welfare. Dallo scalone agli scalini. Sembra che i lavoratori italiani non anelino ad altro che all' agognata pensione di anzianità. Forse adesso è così, ma in un futuro molto prossimo i lavoratori aneleranno a....lavorare. Altro che pensione! Sì, perché in circa 5 anni andranno ad esaurimento tutti quelli che potranno andare in pensione di anzianità col sistema retributivo pieno. La riforma Dini prevede infatti che col retributivo, e cioè col 100%, più o meno, dell' ultimo stipendio, potranno andare i lavoratori che al 31/12/ 1995 possono vantare almeno 18 anni di anzianità contributiva. Quindi, fatevi conti. Quelli che non hanno raggiunto i 18 anni di anzianità contributiva al 31/12/1995, andranno in pensione con un sistema misto, retributivo e contributivo. Infine, tutti quelli che hanno cominciato a lavorare successivamente al 31/12/1995 andranno in pensione col sistema contributivo, e cioè, generalmente, con una fortissima decurtazione rispetto all' ultima retribuzione. Mediamente, la pensione potrà essere intorno al 60% dell' ultima retribuzione. E allora, in un futuro non lontanissimo, chi vorrà andare in pensione se confronterà la retribuzione ultima con la pensione che lo attende?Certo, la previdenza integrativa, ma questa, se si sceglie, è alternativa alla liquidazione, al tfr. Insomma, un futuro di lavoratori, anche con stampelle, pur di sfuggire ad una pensione da fame. Alla faccia dei giovani "bamboccioni" che non troveranno lavoro perché i vecchi, magari gli stessi che poi li tengono in casa, rimarranno con le unghie e con i denti attaccati al lavoro. E allora, altro che pensione di anzianità, o di vecchiaia ! Bisognerà disciplinare la pensione di antichità.
Probabilmente risolto il problema degli alloggi popolari. Il deprezzamento del dollaro, che ormai vale quasi meno di un bond parmalat, il crollo dei prezzi delle case americane, ha reso ormai un bilocale di periferia di una città italiana più caro di un attico di Manhattan. Pronto un decreto legge che concede contributi in conto interessi sui mutui, possibilmente non subprime, per l' acquisto di case americane da destinare alle fasce deboli, ai precari, agli incapienti e ai rompicoglioni. Unico problema da risovere è il fuso orario per consentire la puntualità ai pendolari transoceanici. Anche questo problema è stato affrontato con pieno successo, dimostrato dall' unanimità raggiunta nell' ultimo Consiglio dei Ministri, grazie agli sgravi, finanziati dal tesoretto, sul fuso orario stesso. A dimostrazione della compattezza del Governo sui temi rilevanti.
I risparmiatori in fila a ritirare i depositi presso la Northern rock. Immagini quasi da 29. Panico ingiustificato? Probabilmente sì, ma se si diffonde un panico generalizzato, analizzare se è giustificato o no diventa una questione di lana caprina. Gli effetti sono ugualmente dirompenti anche se non fosse giustificato.
E' scoppiato il caso della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici, targato Cgil, che ha sconfessato papà Epifani e gli accordi da lui sottoscritti col Governo sul nodo pensioni e sul welfare. Questa clamorosa rottura è stata paciosamente, con gote più spesse del solito, commentata da Prodi con un " me l' aspettavo". I media, soprattutto quelli televisivi, hanno ripreso, acriticamente, le dichiarazioni di Epifani secondo cui, ora, la parola definitiva sull' accordo spetterà ai lavoratori iscritti che giudicheranno l' accordo sottoscritto dalla Cgil nei propri luoghi di lavoro. Ora, gli iscritti alla Cgil sono circa 5.500.000, ma quasi il 54% sono pensionati. Dove esprimeranno la loro opinione sull' accordo, nella casa di riposo "Villa Arzilla"? E soprattutto, visto che già sono in pensione, che senso ha il fatto che si esprimano sull' età pensionabile, sulla modifica dello "scalone Maroni"? Ed infine, cosa più importante, si può parlare ancora di rappresentatività dei lavoratori di un sindacato quando il 54% degli iscritti è costituito da pensionati? Il sindacato, se non è morto, è moribondo. E non è una buona cosa, ma di questo non si parla.
Continuano a ripetere che i fondamentali dell' economia sono buoni. Peccato che è un' economia che è cresciuta sul debito, peccato che la liquidità comincia a diminuire perché i debitori non danno più fiducia, peccato che le continue iniezioni di liquidità delle banche centrali sembrano solo aspirine che abbassano momentaneamente la febbre, peccato,...peccato,...tanti peccati che non si sa bene a cosa porteranno. Potenza della globalizzazione e della finanziarizzazione dei peccati
Quello che emerge chiaramente da tutta la vicenda dei mutui subprime è la pià totale mancanza di conoscenza che ne avevano tutti quelli che dovevano vigilare. La Bce, la Banca d' Italia, la Consob dicono ora che seguono tutta la vicenda con estrema attenzione. Peccato che "vigilare" la stalla quando i buoi sono già usciti serve ben a poco. Le metastasi dei mutui subprime, sotto forma di obbligazioni possedute dai risparmiatori ignari attraverso i fondi, si sono diffuse ad un livello che nessuno sembra ben conoscere. Le prime radiografie del cancro non danno esiti molto positivi. Eppure dicono che i fondamentali dell' economia sono solidi, ma, nel contempo, emergono i dati sull' indebitamento delle famiglie, che, anche in Italia è enormemente cresciuto. Ergo, i fondamentali dell' economia "buoni" che si reggono sull' indebitamento. Vedremo domani, all' apertura delle Borse, quali saranno le risposte a questo terremoto. Una previsione : saliranno molto i Btp, in quanto la stretta sui tassi da parte della Bce appare, alla luce di una situazione estremamente seria e pericolosa, meno sicura di quello che era dato per certo.
Piccolo e stanco aggiornamento proprio nei giorni in cui c'è un rischio di crisi sistemica provocato dall' ormai famoso caso dei mutui sub-prime, ovvero per le conseguenze di una economia che si è sviluppata con la cultura del debito, la stessa che portò all' acquisto della telecom da parte della Olivetti di Colaninno e Gnutti.
E dunque, tornando a bomba, l' Olivetti, tramite la controllata Tecnost, lancia la "madre di tutte le opa" sulla telecom, il cui azionariato è estremamente parcellizzato. L' opa, parte in contanti e parte in azioni tecnost, valorizzava telecom, se non ricordo male, 10,50 euro. Il costo dell' operazione era immane, sull' ordine di quasi 100mila miliardi di vecchie lire. L' operazione non fu certamente ostacolata dalla sinistra, in particolare da D' Alema che non mancò di elogiare il coraggio dei nuovi capitalisti, la "razza padana", che si affacciavano sulla scena. Ma, oltre all' elogio, ci fu un comportamento, diciamo omissivo, che favorì il buon esito della scalata dell' Olivetti. Infatti, Bernabé, allora amministratore delegato della Telecom, ideò una strategia difensiva che consistette nel convocare un' assemblea straordinaria della telecom che doveva approvare il lancio di un' opa da parte della telecom stessa sulla controllata Tim. Se fosse riuscita l' operazione, la scalata della Olivetti sulla telecom sarebbe diventata proibitiva, perché il prezzo dell' azione telecom avrebbe incorporato anche quello della Tim ; cioè l' azione telecom sarebbe diventata molto più cara. Però, per la validità dell' assemblea straordinaria telecom, che avrebbe deciso su Tim, era necessaria la presenza del 30% del capitale. Bene, disertarono pilatescamente l' assemblea la Banca d' Italia di Fazio ed il Tesoro, cioè due importanti azionisti Telecom. Insomma, l' ascesa di Colaninno non fu proprio ostacolata dal Governo di allora, un Governo di centro-sinistra. E dunque, fallita la Maginot immaginata da Bernabé, la Telecom passò sotto il controllo di Olivetti, sempre tramite la Tecnost. L' Olivetti cedette omnitel, che oggi, dopo vari passaggi è diventata Vodafone e si trovò sommersa da un oceano di debiti, quelli che aveva fatto per conquistare Telecom.
( Fine della terza puntata- continuazione molto in forse, anche se è da seguire con interesse quello che sta succedendo con i mutui subprime)
Si era alla fine degli anni 90, in piena ubriacatura da new economy. Tutto ciò che aveva a che fare con internet e dintorni sembrava valere oro. Era il tempo del super-Nasdaq, era il tempo in cui la telefonia era il settore trainante dell' economia, o, meglio, della Borsa e della sua bolla che sarebbe scoppiata di lì a poco. Furono i tempi delle colossali bufale, di società quotate a prezzi vertiginosi che si sarebbero poi disciolte come neve al sole. Chi ricorda Freedomland, Finmatica che fu, insieme a Tiscali, la regina del Nuovo Mercato? Tiscali stessa raggiunse l' astronomica quotazione di circa 120 euro (in realtà raggiunse i 1200, ma poi ci fu il raggruppamento di 10 azioni ad una, e quindi il valore comparabile è 120) e superò la Fiat quanto a capitalizzazione. Oggi, Tiscali vale sul mercato circa 2,70 euro, e ciò dovrebbe bastare ad illustrare la follia provocata anche dalle varie agenzie di rating che spingevano sempre al rialzo i target. Bene, tutto questo per andare solo al clima di quei tempi. Ed ora torniamo alla Telecom, privatizzata e con una proprietà estremamente parcellizzata. La guidava Bernabè e sembrava, date le dimensioni, un boccone troppo grande per chiunque, quanto meno per un gruppo italiano. Ed è a questo punto che bisogna parlare di Colaninno. Il personaggio aveva avuto dei meriti, in quanto aveva praticamente salvato Olivetti, riconvertendola da azienda produttrice di computer, che sostituivano le vecchie e gloriose macchine da scrivere, in azienda di telefonia, e precisamente in azienda di telefonia mobile, in quanto Omnitel (oggi Vodafone) era Olivetti.
Fine seconda puntata- continua(forse)-
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